ANTEAS SOCIAL GREEN

L’IDEA….. ALLA LUCE DELLE PROBLEMATICHE VISSUTE

Le politiche nazionali per favorire l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate hanno compiuto rilevanti progressi, ma non sono ancora in grado di garantire pari opportunità di accesso al lavoro a tutte le categorie di svantaggio presenti ed emergenti nel nostro Paese. Principali interlocutori e strumenti delle politiche attive del lavoro sono, nel territorio locale, le imprese sociali, che garantiscono percorsi di inserimento lavorativo a persone svantaggiate.

Tali organizzazioni prendono in carico diverse, nuove ed emergenti categorie di svantaggio e assicurano la realizzazione e il monitoraggio di veri e propri percorsi lavorativi personalizzati. Tuttavia l’attuale crisi economica ed occupazionale, le pressioni competitive dei mercati, l’estensione dei tempi di riscossione dei crediti e la complessità di una gestione condizionata da risultati sia sociali che economici, rendono difficile la crescita e l’efficienza di queste organizzazioni e impongono loro la creazione e lo sviluppo di nuovi sistemi gestionali di impresa.

La casa e l’abitare sono dimensioni fondamentali per la qualità della vita di ognuno di noi e lo sono ancora di più per le persone che affrontano una particolare fragilità, come coloro che stanno cercando di riconquistare una piena autonomia (per esempio dopo percorsi di accoglienza protetti o partendo da condizioni di forte marginalità), coloro che vogliono sperimentare le proprie possibilità di vita indipendente (come persone con disabilità), o coloro che invece stanno perdendo progressivamente la propria autosufficienza.

La dimensione abitativa rappresenta uno spazio cruciale sia per recuperare, mettere alla prova, mantenere la capacità di vita autonoma di chi è fragile sia per affrontare fasi anche molto transitorie di difficoltà, e – se declinata in modo mirato – può migliorare in modo determinante la condizione di benessere delle persone.

Tali bisogni abitativi richiedono attenzioni particolari che vanno al di là della semplice risposta residenziale e rinviano a soluzioni caratterizzate da uno o più dei seguenti elementi:

• l’offerta di alloggi adeguati ma anche di servizi flessibili di accompagnamento a intensità variabile;

• la temporaneità della risposta, che implica accoglienze con tempi definiti in partenza (brevi o medi) e forme di ospitalità che escludono la locazione e rinviano a formule diverse;

• l’adattabilità della risposta, che mette al centro la persona perché l’obiettivo di potenziare, sperimentare o mantenere le sue abilità – in evoluzione nel tempo – passa anche dalla versatilità adattiva del servizio residenziale stesso

• la capacità di collocarsi in modo intermedio nella gamma di soluzioni esistenti tipicamente polarizzate tra il proprio domicilio / il libero mercato (privo di presidi) e le risposte ad alta protezione (spesso eccessiva in partenza o che lo diventa a un certo punto del percorso individuale).

Tutte soluzioni che – soprattutto in questa fase storica – devono avere una forte tensione verso efficacia ed efficienza: possono quindi rispondere in modo più adeguato ai singoli bisogni e con costi inferiori per la collettività e la persona stessa.

Tali risposte di “abitare sociale” sono attualmente insufficienti in molti dei nostri territori. Si registrano difficoltà da parte degli enti, che operano o intendono operare in tale ambito, nel disporre stabilmente di alloggi, sia nel reperirli a condizioni agevolate sia nel trovare risorse per gli eventuali adeguamenti; allo stesso tempo, potrebbero sorgere opportunità di valorizzazione a scopi sociali di patrimonio immobiliare inutilizzato o sottoutilizzato.

Gli enti affrontano problematiche anche nella fase di avvio gestionale e di strutturazione del servizio, prima che le diverse componenti operative entrino a pieno regime.

Siamo ben consapevoli che negli ultimi anni il disagio abitativo si è acuito in generale, estendendosi a fasce sempre più ampie di popolazione a causa dell’evoluzione di alcune dinamiche sociali ed economiche (carriere lavorative discontinue, percorsi migratori, indebolimento delle reti primarie, crescita del costo degli immobili e degli affitti…).

IL NOSTRO PANORAMA ATTUALE

Alla luce del nostro operare quotidiano è emersa l’esigenza di creare una realtà che apra opportunità di sperimentazione in ambito lavorativo e sostegno all’abitare per i nostri utenti.

Nella zona in cui operiamo infatti si evidenzia una carenza di realtà associative che rispondano a queste esigenze, soprattutto per quanto riguarda l’utenza giovane.

L’assenza di fondi destinati al reinserimento lavorativo di persone in difficoltà specie se sprovvisti del diritto al collocamento mirato crea liste di attesa interminabili.

Le realtà presenti come Asvap 6 non riescono a dare risposta a tutti i bisogni del territorio perché orientati su altri necessari bisogni dell’utenza e perchè anche le realtà associative subiscono la carenza dei valori legati alla solidarietà.

L’esperienza consolidata in questi anni lavorativi ci ha portato ad orientarci verso alcune attività riabilitative che hanno come obiettivi la propedeutica al mondo del lavoro e al vivere in autonomia.

L’incontro con le realtà private ed istituzionali che noi oggi definiamo partner non ha fatto altro che confermare e avvalorare questa nostra strategia riabilitativa. Negli anni abbiamo stretto collaborazioni con agenzie di inserimento lavorativo dei comuni, Fondazione Minoprio, Comune di Mariano C. e Azienda Agricola Millefiori.

Da qui sono nate le attività legate al settore agricolo (orticoltura, cura del verde, rielaborazione prodotti, cura animali da cortile).

Da una analisi di cinque anni di attività possiamo sicuramente definire positivo il bilancio attuale, avendo analizzato i seguenti item: partecipazione, tenuta, durata del progetto, costanza e grado di soddisfazione.

La media delle persone partecipanti è stata di 10 utenti con puntate di 12 partecipanti nei periodi migliori. I progetti con durata annuale hanno dimostrato una costanza che si aggira ai 2/3 accessi settimanali

In alcuni casi le attività sono servite a stimolare l’occupazione del tempo libero, in altri hanno svolto una funzione propedeutica al lavoro permettendo di inserire l’utenza in borse lavoro o percorsi formativi in collaborazione con le agenzie del territorio.

Ultimamente anche le  agenzie deputate agli inserimenti lavorativi richiedono la nostra collaborazione nella valutazione dei requisiti basilari per poter intraprendere percorsi di borse lavoro e percorsi di autonomia abitativa.

L’aspetto abitativo risulta essere per noi e per l’istituzione in generale uno dei punti principali sui quali lavorare. L’esperienza di Residenzialità Leggera e di progetti riabilitativi con pazienti al domicilio ci ha mostrato l’esigenza di concentrare risorse che vanno oltre le possibilità reali dei servizi di cura.

Il progetto TR19 ha messo in evidenza alcune criticità. Se da una parte l’ente curante è investito di un ruolo fondamentale come gestore della cura e responsabile del progetto terapeutico, dall’altra però è emersa la grossa necessità di collaborare con organismi associativi che condividano e collaborino alla realizzazione del progetto.

Anche in questo ambito il territorio marianese è sguarnito di realtà che possano far fronte a queste esigenze e che possano mediare i bisogni dell’utenza e le reali possibilità di realizzazione.

RIFLESSIONI

– Queste attività pur essendo delle preziosissime risorse presentano alcune criticità proprio perchè rimangono vincolate a progetti istituzionali, quando invece avrebbero bisogno di una identità propria che permetta all’utente di identificarsi con il ruolo attivo e non viversi come fruitore passivo.

– A nostro avviso le attività riabilitative avviate sono giunte ad un grado di maturazione tale per cui non sono più sufficienti a loro stesse ma necessitano di concretezza e di sbocco nel “mondo reale”.

– Considerando i punti di forza di questo orientamento (sperimentazione lavorativa e di tenuta, come già citato sopra) il nostro intento è quello di garantire continuità e concretezza creando una realtà che porti il paziente ad essere membro attivo dell’attività stessa, del percorso di cura e che si ponga come risorsa per il nostro servizio e per il territorio.

– Il progetto TR 19 ci ha dato la possibilità di verificare le reali esigenze del paziente nelle sue più svariate articolazioni ma ci ha anche mostrato i limiti che per legge l’istituzione presenta. Gli obiettivi di questo progetto sono ambiziosi e la sperimentazione in questo periodo ci ha mostrato che sono percorribili strade differenti rispetto ai percorsi terapeutico-riabilitivi standard. Tutto ciò significa però investire non solo in spazi abitativi e lavorativi ma anche creare una rete di persone che possa essere di supporto all’istituzione.

È per questo motivo che riteniamo fondamentale che le attività ed i progetti possano e debbano avere, dopo un periodo di supporto, una vita autonoma e la capacità di autosostenersi.

(La stessa riflessione è emersa anche nel progetto “Insieme per il S. Martino”, dove alla luce dei laboratori avviati per la manutenzione e cura del verde sta emergendo la necessità di ipotizzare una forma di autosostentamento economico incompatibile però con lo statuto Aziendale). Il nostro intento è quello di accogliere tutte queste iniziative dando una denominazione giuridica tale da agevolare la realizzazione e l’autonomia.

IL PROGETTO

Il progetto prevede la costituzione di una associazione senza scopo di lucro composta da operatori del settore, pazienti, famigliari e volontari. Una realtà che possa interfacciarsi con i servizi, gli enti locali e le agenzie del territorio al fine di creare situazioni e condizioni ottimali per gli utenti. Attraverso l’associazione è possibile partecipare a bandi per fondi, gare di appalto e avere una identità giuridica che possa sostenere tutti i progetti.

SCOPI DELL’ASSOCIAZIONE

-sostegno all’abitare e housing sociale

– orientamento e reinserimento lavorativo

– valorizzazione delle microproduttività e delle produttività residue attraverso micro incarichi/   commesse e postazioni lavorative condivise

– osservazione e valutazione delle abilità preliminari al lavoro

– formazione, preparazione e propedeutica al lavoro

– progetti e sviluppo di comunità

– inclusione lavorativa-ambiente, territorio e occupazione

– agricoltura sociale orti di quartiere, vendita ortaggi a km0

– manutenzione aree verdi

– coesione sociale, promozione della salute e lotta allo stigma

– progetti di prevenzione e incontri nelle scuole, gruppi di giovani

– promozione di una cultura dell’attenzione sociale e dell’altro

– collaborazione con enti locali e agenzie del territorio

mail: andrea.terruzzi@asst-lariana.it

tel . 3772588331